Giacomo, mentre veniva portato su di una barella al reparto rianimazione, pensava tranquillamente dentro di sè “Era fatale….era fatale!” E in un minuto, prima di perdere definitivamente la coscienza, rivide tutto il film della sua esistenza (la colonna sonora gli parve di Toto Cotugno ed anche questo, pensò, era inevitabile.
Era nato inevitabilmente 27 anni prima ed erano stati 27 anni duri, precisi,a dir poco inevitabili. La sua esistenza aveva seguito la logica ferrea di un’espressione matematica: la sua vita era scorsa su un binario prestabilito dove gli scambi e la velocità di tragitto erano stati decisi da menti ingegneresche e da cabine di pilotaggio che non lo riguardavano. Per esempio: non poteva immaginare neanche per scherzo di essere potuto diventare altro da quello che era diventato. Ma era poi diventato quello che egli aveva sempre desiderato? Un cazzo! ….. un cazzo cari lettori.
E cos’era diventato poi? Nient’alttro che un cumulo di luoghi comuni: un enorme, adiposo, mieloso e inevitabile cumulo di luoghi comuni. C’era qualcosa che sarebbe stato più penoso dover ammettere? Non credo, ed anche se ci fosse stato effettivamente, era destino che Giacomo non solo non se ne accorgesse ma per di più fosse ben lontano da ammettere che una simile vigliaccata potesse superare, in quanto abbruttimento, la sua squallida fine, fine irrevocabilmente segnata sin dal primo giorno della sua triste e fatale esistenza.
La sua deterministica infanzia era trascorsa, era schizzata via più veloce di una pantera della mobile, così che Giacomo s’era trovato vecchio all’età di 9 anni. Ma ciò non amareggiò più di tanto il suo animo “virile”: era stupido anzi, oltre che fanciullesco, prendersela contro l’inevitabile corso del destino umano. dopo l’infanzia infatti viene la fanciullezza e dopo questa la giovinezza, la maturità e infine la vecchiaia dei 27 anni.
Chi poteva prendersela perchè il cielo è azzurro, perche i treni sono in ritardo e perchè ogni nuovo detersivo lava più bianco dei precedenti? Certo che NO, suvvia!