Si fruga nel garage in cerca di un qualunque attrezzo: improbabile bricolage. Ci si rallegra del proprio disordine. Lo si tova confacente allo stato interiore. Ci si sente degli archeologi di sè stessi, alla ricerca di quache fossile raro. E ci si trova con in mano dei quadernetti dimenticati. Li si prende in mano in punta di dita, attenti a non imbrattarle di polvere. E si rimane stupiti. Col sorriso impresso in testa. Ci guarda da quelle righe un essere dimenticato. Qualcosa che eravamo. Come un figlio abbandonato.
Fuori il vento cresce
dentro..una puzza di pesce.